Esiste una corrispondenza fra stato d’animo e ambiente circostante. Va bene, non è una scoperta sensazionale e forse ne sono coscienti pure i conigli, i paguri e i bambini di sei anni ma stasera rifletto sopra questa cosa, e penso che non solo stato d’animo e ambiente, ma tutto sia legato, concatenato.
L’improvvisa e irresistibile voglia di smantellare i vecchi soprammobili della mia camera si inserisce in quest’ottica; anche perchè poi dai soprammobili sono passata alla scrivania, alla pulizia dei portapenne e infine alla libreria. Colta da irrefrenabile raptus, ho svuotato gli scaffali, sparso tutti i libri per terra e poi li ho riposizionati in ordine alfabetico per autore, per quel che riguarda romanzi, poesie e racconti, inseriti sul lato sinistro; il lato destro è invece occupato da manuali, saggi critici e testi di argomento ben definito: Shakespeare, teatro, cinema. E adesso mi chiedo se stia peggiorando, e se questa tendenza all’ordine, inusuale per una disordinata cronica del mio calibro, non abbia un che di maniacale. O forse è solo l’espressione di un disagio: vorrei che la mia vita fosse ordinata ma continua ad essere un caos, e visto che non posso sistemarla, per lo meno posso intervenire sulle cose. E se metto a posto le cose, se sistemo il tavolo e i portapenne e la libreria e tutto il resto, può darsi che mi senta un po’ meglio.
In realtà l’effetto è assai blando, ma almeno ho trovato il modo di non accartocciarmi su me stessa con pensieri appiccicosi e sono riuscita a far passare una serata che si prospettava silenziosamente tempestosa. Senza contare che la mia stanza è impeccabile, pulita e ordinata come mai prima d’ora e una vaga, remota ma pur sempre balsamica ombra di serenità discioglie quel groppo che mi porto in gola, senza sapere perchè, da dopo pranzo.
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