Che poi a volte penso che il male sia in fin dei conti necessario. Se non ci fosse, il bene sarebbe indistinguibile, persino inesistente.

E se non ci fossero nè male, nè bene? Come sarebbe la vita, che aspetto avrebbe, cosa saremmo noi?

Le solite domande senza risposta che tutte le sere precedono la buonanotte.

Poi vedo certi film e m’incazzo ancor di più.
Ho voglia di prendere a calci questo stato di cose, che se non riesco proprio a cancellarlo almeno un po’ lo rompo.
Ho voglia di fare qualcosa.
Ma cosa.
Cosa.

Cosa.

Quando ero più piccola, e rimanevo sconvolta di fronte alla cupa follia che regna sovrana sul mondo, mi consolavo pensando che col passare degli anni ci avrei fatto il callo e sarei riuscita ad accettarla passivamente, a subirla, ad adattarmi, a vivere insomma, senza pormi più troppi problemi, al riparo da traumi e delusioni.
Invece non è così; più scorre il tempo e più cresce la mia rabbia, più forte è lo sdegno, maggiore è il pessimismo, esasperante quasi il senso di straniamento che mi coglie non appena mi immergo in società, a contatto col genere umano. Ogni giorno è una cicatrice in più che mi porto sulla carne; e cose come stupidità, tracotanza, violenza, prepotenza, arroganza, ipocrisia, soprusi, corruzione, baronie varie, limitazioni alla libertà di espressione, minacce e ritorsioni, soprattutto da parte di gente che poi sale in cattedra a riempirsi la bocca di nomi che non è degno di pronunciare,
ecco, queste cose per quanto mi sforzi non le riesco a metabolizzare, a tollerare; mi provocano la più assoluta repulsione.

Mi sento come se fossi su un treno che rimane fermo, mentre tutti gli altri partono e vanno chissà dove
Io rimango lì, da sola, rinchiusa in un vagone di seconda classe, rannicchiata su un sedile scucito che odora di unto e sudore
Rimango lì e guardo fuori dal finestrino, i binari vuoti e sporchi e un topo che li percorre, e un anziano barbone che dorme in un angolo, fra i cartoni
Distendo le gambe, poggio i piedi sul sedile di fronte, scrivo il mio nome sul vetro umido
E aspetto

Fra tutte le leggi più o meno inutili vigenti in Italia, manca quella essenziale: sancire il divieto assoluto di scambiare regali durante le festività natalizie. Si ponga come si vuole: necessità di ripristinare una sacralità perduta, lotta estrema al consumismo, tentativo di arginare gli episodi di violenza seguiti all’ennesima cravatta o al dodicesimo foulard ma insomma, BASTA con questo delirio, basta con stress e carte di credito in mano, basta pacchetti che si rompono e con gli spigoli che ti si conficcano nelle gambe, basta file alle casse e centri commerciali presi d’assalto, basta strade paralizzate e basta pure con quei biglietti di auguri con Babbo Natale che sembra Maurizio Costanzo. Basta, che palle!

A Natale una bella stretta di mano, un morso al panettone al cioccolato e buonanotte.

 

 

Adoro la gente saggia. Adoro sentirmi dire che bisogna dare tempo al tempo, che sarà la vita stessa a mettermi di fronte a certe prove, che se c’è davvero qualcosa di buono in me verrà fuori, un giorno, in modo del tutto spontaneo. E verrà fuori al momento giusto, e servirà a qualcosa, magari, o a qualcuno. Adoro chi mi soccorre con parole dolci e serene, chi mi viene incontro e blocca la mia corsa disordinata dicendomi “aspetta, non correre, non ci pensare, prima o poi succederà, lascia che le cose accadano naturalmente, senza forzarle”. E’ come quando hai un forte mal di testa e ti infili sotto le coperte, e chiudi gli occhi aspettando che la notte passi e se lo porti via. Quel risveglio limpido e fresco, come una rinascita è l’unico, vero sogno che mi porto dentro. Perchè so che, una volta sveglia, sarà tutto diverso, tutto possibile. Tutto reale.

Esiste una corrispondenza fra stato d’animo e ambiente circostante. Va bene, non è una scoperta sensazionale e forse ne sono coscienti pure i conigli, i paguri e i bambini di sei anni ma stasera rifletto sopra questa cosa, e penso che non solo stato d’animo e ambiente, ma tutto sia legato, concatenato.

L’improvvisa e irresistibile voglia di smantellare i vecchi soprammobili della mia camera si inserisce in quest’ottica; anche perchè poi dai soprammobili sono passata alla scrivania, alla pulizia dei portapenne e infine alla libreria. Colta da irrefrenabile raptus, ho svuotato gli scaffali, sparso tutti i libri per terra e poi li ho riposizionati in ordine alfabetico per autore, per quel che riguarda romanzi, poesie e racconti, inseriti sul lato sinistro; il lato destro è invece occupato da manuali, saggi critici e testi di argomento ben definito: Shakespeare, teatro, cinema. E adesso mi chiedo se stia peggiorando, e se questa tendenza all’ordine, inusuale per una disordinata cronica del mio calibro, non abbia un che di maniacale. O forse è solo l’espressione di un disagio: vorrei che la mia vita fosse ordinata ma continua ad essere un caos, e visto che non posso sistemarla, per lo meno posso intervenire sulle cose. E se metto a posto le cose, se sistemo il tavolo e i portapenne e la libreria e tutto il resto, può darsi che mi senta un po’ meglio.

In realtà l’effetto è assai blando, ma almeno ho trovato il modo di non accartocciarmi su me stessa con pensieri appiccicosi e sono riuscita a far passare una serata che si prospettava silenziosamente tempestosa. Senza contare che la mia stanza è impeccabile, pulita e ordinata come mai prima d’ora e una vaga, remota ma pur sempre balsamica ombra di serenità discioglie quel groppo che mi porto in gola, senza sapere perchè, da dopo pranzo.

Mi auguro che questo sia l’ultimo trasloco…

Dover ricominciare tutto daccapo, e per un motivo così scemo poi, è snervante. Insomma, io ho un’età per certe cose… Sono arrivata a una fase in cui dovrei avere dei punti fissi, dei cardini attorno ai quali far ruotare la mia esistenza; eppure ancora mi ritrovo a dover girovagare, cercando il mio posto nel mondo. Virtuale, sì, ma anche fuori, non è che sia messa meglio… :)

Da ovino assumo adesso la forma di un crostaceo. Che oggi, alla luce degli ultimi mesi, o anni (o forse tutta la mia vita) ha un po’ più di senso.

(e comunque, standing ovation per WordPress -anche se non posso metterci il codice Shinystat!)

 

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