Mi sento come se fossi su un treno che rimane fermo, mentre tutti gli altri partono e vanno chissà dove
Io rimango lì, da sola, rinchiusa in un vagone di seconda classe, rannicchiata su un sedile scucito che odora di unto e sudore
Rimango lì e guardo fuori dal finestrino, i binari vuoti e sporchi e un topo che li percorre, e un anziano barbone che dorme in un angolo, fra i cartoni
Distendo le gambe, poggio i piedi sul sedile di fronte, scrivo il mio nome sul vetro umido
E aspetto






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Febbraio 21, 2008 a 7:11 am
Oblomov
In genere a questo punto entra il controllore e si incazza perché hai i piedi poggiati sul sedile di fronte. Nel caso in cui non si fosse così fortunati da potercisi vivacizzare l’attesa con questo breve attrito, è utile avere sotto mano cruciverba, libri e/o carta e penna in quantità adeguate: non si arriva a destinazione e l’attesa continua, ma nel frattempo ci si può almeno dedicare a fare qualcos’altro. Il peggio che può capitare, invece, è che nello scompartimento ci sia qualcun altro che attende pure, e decide di socializzare e ti rompe l’anima nelle infinite ore di attesa con le sue cazzate di cui non te ne frega nulla.
Oppure si può scegliere di rinunciare all’attesa. Di scendere dal treno, per esempio. In genere si cominciano a muovere appena si mette giù il piede dal predellino; allora ti danno appena il tempo di risalire e già ti sballottano a destra e a sinistra senza darti un momento per riprendere l’equilibrio, e già ti fanno invidiare quell’infinita attesa che almeno ti dava tempo per te stessa.